IL FASCINO DEI SANTINI

Se da sempre il santino è stato considerato come un oggetto di ricordo da conservare gelosamente tra le cose più care, oggi è visto anche come oggetto ricercato da collezionare. Infatti, come scrive anche Andrea Tornielli dell’introduzione del primo catalogo internazionale dei santini, curato da Graziano Toni, “i santini erano e continuano ad essere schegge di bellezza che chiunque può permettersi”. Il primo intento delle immagini sacre è stato da sempre quello di sostenere la fede dei fedeli, esaltare il loro amore per Gesù, Maria e i santi. Si ricorreva ad immaginette sacre, che si potevano facilmente imprimere nelle menti, corredate da una breve didascalia o da una frase dei Vangeli, anche per scopi catechetici. I santini venivano tenuti non solo nei messali, ma nei taschini delle giacche, nei portafogli, sui comodini. “Ecco un piccolo strumento che potrà aiutarvi! Cercate di avere un’immagine oppure un dipinto di Nostro Signore e non accontentatevi di portarlo sul cuore, senza mai guardarlo, ma usatelo per conversare con Lui“. Così scriveva nel 1566 santa Teresa d’Avila nel suo Cammino di perfezione. A chi non è mai capitato di avere un santino tra le mani? Spesso li ritroviamo sfogliando un vecchio libro, una vecchia Bibbia o rovistando in qualche cassetto. Si tratta di un vero e proprio mezzo mediatico in quanto se una volta le immaginette si potevano trovare solo presso famiglie abbienti o nelle celle dei monaci, ora sono in possesso dalla massa di fedeli, riacquistando la funzione per cui in fin dei conti era nato, quella della divulgazione. Ma come nacque il santino? La produzione europea più antica risale alla seconda metà del ‘500 fino ad arrivare ai giorni nostri. Monache e frati impiegavano parte della giornata a dipingere immaginette sacre su pergamena per donarle a dei fedeli o anche per usarle negli esorcismi e alcuni santini su ostia venivano fatti ingoiare a delle persone per guarirli da mali fisici o morali. Intanto, verso la metà del XV secolo, avvenne la scoperta dei caratteri tipografici mobili da parte del Gutenberg, scoperta che rivoluzionò tutto il mondo della stampa. Gli artisti disegnavano i soggetti mentre i loro collaboratori avevano il compito di incidere il bulino su legno o su rame per realizzare le immagini in fogli che, una volta stampati e colorati, venivano tagliati. A partire dal Seicento fino al XIX secolo, si cercherà di abbellire sempre di più i santini artisticamente e si svilupperà, nel corso di questi secoli, anche la realizzazione di immagini chiamate canivet dal piccolo arnese, simile ad un temperino (il canif), che si utilizzava per intagliare la carta o la pergamena, creando veri e propri pizzi merlettati di grande effetto. Il santino assunse molteplici funzioni: di ricordo, di annuncio a parenti e amici di un Battesimo, Cresima o Comunione, di una festività religiosa, assumendo così un ruolo più sociale. All’inizio del XX secolo, ai canivets meccanici del secolo precedente si sostituiscono le cromolitografie traforate a punzone; i finissimi merletti lasciano il posto ai dentelli dei santini fustellati. Negli ultimi anni è iniziata una vera e propria caccia ai santini del passato che sono ancora carichi del fascino primordiale. Infatti i santini con le loro immagini di dolci angioletti, con gli sguardi ardenti di certi Santi, ci riportano indietro nel tempo rendendoci ancora possibile il colloquio con Dio.

IL FASCINO DEI SANTINIultima modifica: 2012-01-29T11:51:00+00:00da lulu281
Reposta per primo quest’articolo